“La Pieuvre Des Arbres” (1928) - Jean Painlevé
confusione, abbagli e luci di fari che si sono fulminati… i naufraghi sull’isola del niente e delle case dei futuri forse fantasma… tu non torni… e i treni sono serpenti d’argento che vogliono brillare più dell’acqua del mare… è vietato fare rumore… vietato vietare… vietato dilaniare.. è tempo di disprezzo, di assaltare il cemento perchè in cielo non c’era più posto… troppi benpensanti… il giubileo del tuo cuore.. l’inferno del tuo cuore… trovami un modo semplice per uscirne.. agorafobia.. claustrofobia.. farò rifare l’asfalto per quando tornerai, se tornerai da me… ma non tornerai… i pomeriggi che guardavo le eruzioni vulcaniche di smog sul mio balcone… e chissà, chissà dov’eri… prendere treni per andare a perdersi.. chissà poi dove… in un Europa inutile… e non è tempo di dire che non ti ho perso prima io… che quando ti vedo non mi saluti neanche più…
è una catarsi non riuscita… l’affanno è latente tesoro come il tempo che ondeggia tra di noi… e i tuoi occhi... bambino che continua a disegnare il mondo che vorrebbe ma non riesce a starci dentro.. e mi dici che stai bene perchè così si dice che si sta.. se potessi.. potessi far parlare per un secondo i miei occhi nei tuoi e farti capire che se vuoi puoi mescolare insieme e dipingerci il mondo.. forse il nostro.. eppure tu continui a tacere… perse le forze nel tuo lamento... cerco un sollievo.. e ripenso a quando il mare era la nostra coperta sotto la quale ci guardavamo ma non osavamo dirci nulla.. ti carezzavo con gli occhi che facevi diventare color cielo… e ora il vento autunnale spinge, urla sul mare.. è deserto… deserto dentro me di te, deserto intorno a noi.. e ti vorrei qui per incrociare ancora i tuoi occhi nei miei, per far incrociare i nostri treni, per vederti sorridere, per far perdere ancora i miei occhi nel cielo…
in fondo cos’è che ti chiedevo? tempo… tempo.. forse ti chiedo troppo.. ma sai che ne piangeremo quando io sarò lontano di qui.. o forse no.. perpetuare in scelte sbagliate per non far evaporare i nostri occhi esplosi ai lacrimogeni della distanza.. toccami ancora.. magari in sogno.. esci a fare due passi, dici e non mi rispondi.. mi chiedo dove.. lontano le luci del traffico di una città che si sta addormentando, che si sta svegliando.. al tramonto ho assaporato l’odore che fa l’autunno, punge il tuo ricordo.. e vorrei, vorrei camminarti dentro.. scavarti con le mie parole e dirti che se vorrai ti prenderò la mano e potremo camminare insieme… se solo tu volessi… dimmi non è così… le nostre ore contate… germogliano nelle tue mani fiori di vita.. falla mia… cattive abitudini.. ci hanno confuso… e ti chiedo di rimanere.. ma devi andare.. e io non so starti dietro.. cammino troppo piano a testa bassa.. e quando perdo la testa nel cielo.. ricado.. ferocemente mi assale la realtà.. ferocemente l’assenza, mi divora e mi dice che sei arrivata in un pomeriggio di sole… avevi fretta di andartene sei arrivata in un pomeriggio di sole… ho corrotto il tempo per non lasciarti andare…
e dicevo che i treni portano lontano… a casa forse… era maggio e tu cantavi, cantavi alla vita, cantavi alla gioia… dipingevi il cielo sul far della sera di rosso… il colore che ci univa… e cantavi… e dipingevi la mia felicità, la mia pace, la mia tranquillità… e cantavi, bevevamo… e l’aria era fina… ora comincia a salire la nebbia… su di me, su di te… non canti più… ti vedo sfuggire… come le onde che ci hanno fatto incontrare ti ritrai da me… dove sei? perchè tutto questo?
passammo l’estate su una spiaggia solitaria… e nel pomeriggio mentre il sole ci nutriva… e i tuoi giochi e le mie dispense mal sottolineate… sai domani parto… e ballavamo credendo che potesse essere una notte eterna… la linea del buio allinearsi a quella del giorno fino ad annullarsi… chissà se hai annullato tutto… e di tanto in tanto un grido copriva le distanze… forse partirò per terre lontane… against the sea… sacrifico il tempo a questa pianura che lo appiattisce e nega di vitalità… quella che è nei tuoi occhi e che con le tue mani doni… via via da queste sponde… portami lontano sulle onde… mare mare portami lontano a naufragare… non regge la mia zattera su questa pianura… affonda… non c’è pace, casa… ma forse neanche a casa mia c’è pace… chissà se c’è un posto al mondo per me… deturpazioni emozionali di sentimenti calpestati… impegni.. tempo.. spazio… summer on a solitary beach.. e quando ti dicevo che lì sarebbero dovute affondare delle petroliere… e che noi lo avevamo impedito… e ora forse le costruiranno le petroliere.. e i tuoi occhi si fanno neri… ma io devo andare.. e ti scriverò lettere lacrimogene.. che poi in Italia si sta bene e forse rimango.. fuochi sacri per cancellare.. dannare.. ho freddo.. e non sei più con me…